MATTEO LUCIANI
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NELLA TERRA DEI VULCANI

Dopo ore e ore di viaggio ci lasciamo alle spalle il caos di Medan per approdare a Berastagi, un paesotto situato nella parte settentrionale di Sumatra. Sin dall’inizio rimango colpito dai sorrisi e dalla gentilezza delle persone, il cui sguardo riflette una grande sensazione di pace. Camminando sulle vie di questo paese, e della maggior parte dei centri abitati di Sumatra, si ha la percezione che il concetto di “possesso” è molto diverso dal nostro. Qui le persone, forse a causa dei vulcani molto attivi, dei terremoti e altre calamità naturali, è come se fossero abituate a lasciare andare e a perdere ciò che hanno per poi ricominciare dall’essenziale, ciò che realmente conta. Un atto potentissimo ed estremamente difficile che richiede grande forza e saggezza. Questo aspetto mi ha fatto pensare che forse, tutti noi, dovremmo prima imparare a lasciar andare ancor prima di imparare ad ottenere, affinché le nostre vite possano fluire come un fiume libero verso il mare, accettando il suo misterioso
cammino. 
Monumento di Berastagi
Vicolo di Berastagi
bambino gioca su un vicolo di Berastagi
il gatto e la moto
bambini sulla bicicletta in una via di Berastagi
bambini seduti
studenti sorridenti a berastagi
famiglia su motorino a Berastagi
Madre con bambini a Berastagi
L’Indonesia è famosa per molti aspetti, tra cui la presenza di innumerevoli vulcani attivi. Intorno a Berastagi il cielo è avvolto da fumi continui rilasciati dal vulcano Sibayak e dall’imponente Sinabung (uno dei vulcani più attivi). Non ero mai stato sulle pendici di un vulcano attivo e questo ha fatto si che l’emozione e la curiosità crescessero man mano che ci avvicinavamo. Arrivati in alta quota sentivo un miscuglio di emozioni e sensazioni diverse: da una parte mi trovavo in un luogo meraviglioso colmo di energia, dall’altro la mano dell’uomo ha fatto si che questo posto, a tratti, diventasse una discarica. In molti luoghi di Sumatra, e in generale dell’Indonesia, non esiste il concetto di “rifiuto” e senza un’opportuna gestione ed educazione ambientale la situazione diverrà sempre più irreversibile. Il problema dei rifiuti, una delle grandi piaghe di queste terre, ha radici malate che provengono anche da lontano. Il colonialismo non è finito e si manifesta ancora ad oggi in diversi modi, tra cui il “colonialismo dei rifiuti”, in cui la maggior parte dei paesi sviluppati esporta un enorme quantità di rifiuti plastici in Paesi (ed ex paradisi) in via di sviluppo, tra cui anche l’Indonesia. Tali Paesi, per motivi economici e a causa della povertà, accettano enormi carichi di plastica prodotta all’estero che va a sommarsi con quella prodotta in loco. Un vorace sistema dittatoriale consumistico che a sua volta ci sta consumando senza neanche accorgercene. Vorrei dirvi che ho provato una forte connessione con questi luoghi, ma così non è stato. Il sole è calato e i fumi del Sinabung diventano lacrime nel cielo che provano a ricordarci di ricordare noi stessi, rammentandoci che tante piccole cose possono dar vita a qualcosa di estremamente grande.
Il monte Sibayak
Dettaglio del Sibayak
Ragazzo sulla cima del M. Sibayak
Fumi dal vulcano
Monte Sibayak e Sinabung
Il vulcano Sinabung
Dopo aver salutato Berastagi ci dirigiamo verso Merek, un caotico paesino situato nei pressi del Lago di Toba, il lago vulcanico più grande del mondo. In questa zona abbiamo potuto toccare con mano un’altra piaga che sta colpendo l’Indonesia e della quale non se ne parla mai abbastanza. Durante il tragitto mi lascio ammaliare da alcuni sguardi e sorrisi delle persone incontrate sul nostro cammino. Sorrisi in grado di scaldare il cuore e sguardi che toccano l’anima.
ragazzi su motorino
uomo sorridente
donna guarda fuori dal finestrino
ragazza su autobus
meccanici a Merek
il mercato di Merek
Da Merek ci spostiamo verso il Lago di Toba, l’invaso vulcanico più grande al mondo. Le acque sono alimentate dalla pioggia e da numerosi fiumi e cascate, tra cui la cascata di Sipiso Piso, detta anche “cascata coltello”, per la sua forma stretta e lunga che sembra tagliare la parete rocciosa. Con i suoi 120m è una delle cascate più alte dell’Indonesia. Man mano che scendiamo il suono si fa sempre più potente, sembra di essere al cospetto di una divinità irrequieta. Anche da lontano è possibile percepire la sua grande energia. È come se l’energia del cielo si congiungesse alla terra per mezzo dell’acqua. La cascata ci dice che nella vita si cade, spesso rumorosamente e anche contro la nostra volontà, ma poi, una volta caduti, si fluisce in un luogo di pace da cui è possibile pian piano ricongiungersi al cielo.
Non lontano dalla cascata di Sipiso-piso c’è una collina molto panoramica da cui poter scorgere al meglio il Lago di Toba. Salendo sulla collina ci si rende subito conto di due aspetti in particolare: il paesaggio brullo alternato ai campi e l’aria velata causata dagli incendi. Sulla cima della collina vive una signora di nome Cristina insieme al suo gattino. Qui Cristina, con amore e dedizione, si prende cura delle sue piante e di quelle che circondano la sua abitazione. È stata una scena di contrasto molto forte: da una parte la devastazione causata dal fuoco, dall’altra la forza della vita. Purtroppo il problema degli incendi per dare spazio a colture intensive sta diventando una grande piaga anche in Indonesia (Parchi e Riserve comprese). Una piaga di cui non se ne parla mai abbastanza, soprattutto considerando il fatto che l’Indonesia è il secondo paese al mondo con la più alta biodiversità. A livello globale Parchi e Riserve sonofondamentali, ma non bastano: la vera sfida per la tutela e la sostenibilità ambientale penso che dovrà essere giocata al di fuori delle aree protette stesse. Tutto questo dipenderà dalle nostre azioni e da una coscienza e conoscenza ecologica in grado di radicarsi nella cultura, nella politica, nei rapporti umani e nell’istruzione a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. La perdita di habitat e la conseguente estinzione delle specie portano inevitabilmente ad un collasso, nonché alla scomparsa di una parte sempre più grande di noi stessi: quello spazio interiore che più di tutti è legato alla vita. In tutto ciò Cristina e il suo gattino rappresentano una fioca luce di speranza, ma anche di tristezza. Saremo in grado di cambiare il corso degli eventi? Credo che tutto dovrà partire e dipenderà dalla Consapevolezza, poiché una cosa è conoscere la strada da intraprendere, ben altra è invece percorrerla.
Cristina
collina bruciata
Cristina, la custode delle piante
versante colpito da incendio
gattino
incendi nei pressi del lago di Toba
ritratto di Cristina
pollice di Cristina
bosco incendiato e Sinabung
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