GUNUNG LEUSER
Nel cuore della giungla
Dopo giorni pieni di imprevisti e tante ore di viaggio finalmente raggiungiamo Ketambe, un piccolo villaggio situato alle porte di uno dei luoghi che più di tutti desideravo scoprire. Una volta arrivati, tutto intorno c’era Lei, la madre di alberi maestosi e innumerevoli straordinarie creature che fino a quel momento erano parte di un sogno che tenevo nel cassetto… un sogno chiamato giungla. Una gran pace e una potente energia ancestrale fluisce nel mio cuore come il fiume che scorre nei pressi di Ketambe. Tornando verso la nostra piccola casetta di legno, improvvisamente sentimmo una signora del luogo scandire un nome che aumentò all’istante il battito del mio cuore: “ada orangutan!” (c’è un orango tango!). Anche lei si mostrò stupita, poiché in queste terre, essendoci un turismo etico, gli oranghi non vengono attratti con del cibo per saziare l’ipocrisia umana. Di fronte ai miei occhi lucidi l’orango si muoveva da un ramo all’altro nel suo maestoso regno verde, un regno che accarezza il cielo e che è in grado di illuminare anche lo spirito più stanco e triste. L’incontro inaspettato con quel pacifico abitante del popolo degli alberi è stato un dono che porterò sempre nel cuore, così come la profonda esperienza della giungla vissuta nei giorni a seguire.
“Un cuore impavido e una lingua cortese ti porteranno lontano nella Giungla.” Le parole di Kaa, il pitone del Libro della Giungla, mi sono tornate in mente dopo aver conosciuto Sapar e Sabri, le nostre guide locali. Due fratelli che, con passione, gentilezza, silenzio e rispetto, ci hanno fatto vivere e scoprire scorci e creature meravigliose legate indissolubilmente a questi ambienti. Luoghi che sprigionano un’energia potensissima. Osservando un timido allocco bruno malese posato su un enorme gigante verde, l’idea che un giorno la giungla e i suoi abitanti potrebbero scomparire a causa dell’uomo, ha aperto una breccia di malinconia e tristezza nel mio cuore. Così mi rivolgo a Sabri, saggio sciamano, figlio della giungla, dicendogli. “Sabri, ricordati sempre che tu sei custode della giungla, e la giungla è custode della tua vita. Battetevi per lei, affinché la vita continui il suo cammino”. Tornato all’accampamento, il suono del fiume accompagna il mio riposo. E nell’aria lascio andare la mia immensa gratitudine.
I passi di Sabri, la nostra guida, sono leggeri come piume nel vento, i suoi occhi e le sue orecchie sono pronti a percepire anche il più fievole suono dietro cui si celano timide presenze. In questo suo modo di muoversi e rapportarsi con la giungla percepisco il suo amore e legame a questi luoghi di bellezza ed estrema difficoltà. Nello sguardo dell’allocco, nel dolce legame tra una madre di langur di Thomas con il suo piccolo, nella saggezza degli alberi, nel suono del torrente, nel sibilare di un serpente… Ogni pensiero della quotidianità lascia il posto al “qui ed ora”.
Più guardiamo, ascoltiamo e percepiamo e più parti del nostro cuore verranno coinvolte. È un viaggio di continua scoperta della storia del mondo che non ha bisogno di una macchina del tempo, ma del semplice osservare, sentire e percepire ciò che le infinite sfumature della vita sussurrano alla terra da molto prima che la nostra specie nascesse.
Più guardiamo, ascoltiamo e percepiamo e più parti del nostro cuore verranno coinvolte. È un viaggio di continua scoperta della storia del mondo che non ha bisogno di una macchina del tempo, ma del semplice osservare, sentire e percepire ciò che le infinite sfumature della vita sussurrano alla terra da molto prima che la nostra specie nascesse.
L’orango di Sumatra è una delle specie più a rischio al mondo. Grato alla vita per aver avuto l’opportunità di perdermi nei suoi occhi gentili, profondi e malinconici.
Questa specie è classificata dalla lista rossa IUCN come “Critically Endangered” con un calo della sua popolazione di oltre l’80% negli ultimi 80 anni. Le cause? La perdita e frammentazione dell’habitat: disboscamento su larga scala per far posto a piantagioni intensive di palma da olio, per il legname (legale o meno), per l’intrusione di aree destinate all'agricoltura. E poi il bracconaggio che ogni anno miete vittime, alimentando il commercio illegale dei cuccioli strappati dalle braccia delle loro madri. L’egoismo, la violenza e l’avidità umana si rivelano anche nelle forme di turismo invasivo: soprattutto nel Borneo malesiano, gli oranghi vengono attratti o alimentati per soddisfare l’ego delle migliaia di turisti e fotografi in cerca della fotografia "wow" dai like dopaminici. È triste constatare che senza il turismo massivo non possano esserci sufficienti fondi per la tutela di molte specie, giustificando questa modalità, spesso, come una delle poche soluzioni. Un approccio, questo, che rompe quel legame ancestrale e quella sana scoperta in grado di smuovere le parti più profonde di noi stessi e della nostra consapevolezza.
E mentre osservo il placido sguardo di mamma orango insieme al suo piccolo, la mia gratitudine si unisce alla tristezza e alla mia profonda richiesta di perdono (ancor più difficile è perdonare noi stessi), unita alla speranza che un giorno tutti noi potremmo capire che senza amore, rispetto e gratitudine nel quotidiano sarà impossibile coesistere a livello globale. Grazie per il tuo sguardo in cui è riflessa l’anima della giungla.
Uno sguardo che addolcisce il cuore e trasmette infiniti insegnamenti di vita.
Questa specie è classificata dalla lista rossa IUCN come “Critically Endangered” con un calo della sua popolazione di oltre l’80% negli ultimi 80 anni. Le cause? La perdita e frammentazione dell’habitat: disboscamento su larga scala per far posto a piantagioni intensive di palma da olio, per il legname (legale o meno), per l’intrusione di aree destinate all'agricoltura. E poi il bracconaggio che ogni anno miete vittime, alimentando il commercio illegale dei cuccioli strappati dalle braccia delle loro madri. L’egoismo, la violenza e l’avidità umana si rivelano anche nelle forme di turismo invasivo: soprattutto nel Borneo malesiano, gli oranghi vengono attratti o alimentati per soddisfare l’ego delle migliaia di turisti e fotografi in cerca della fotografia "wow" dai like dopaminici. È triste constatare che senza il turismo massivo non possano esserci sufficienti fondi per la tutela di molte specie, giustificando questa modalità, spesso, come una delle poche soluzioni. Un approccio, questo, che rompe quel legame ancestrale e quella sana scoperta in grado di smuovere le parti più profonde di noi stessi e della nostra consapevolezza.
E mentre osservo il placido sguardo di mamma orango insieme al suo piccolo, la mia gratitudine si unisce alla tristezza e alla mia profonda richiesta di perdono (ancor più difficile è perdonare noi stessi), unita alla speranza che un giorno tutti noi potremmo capire che senza amore, rispetto e gratitudine nel quotidiano sarà impossibile coesistere a livello globale. Grazie per il tuo sguardo in cui è riflessa l’anima della giungla.
Uno sguardo che addolcisce il cuore e trasmette infiniti insegnamenti di vita.






































